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L'approccio terapeutico: i medicinali antroposofici

 

Lo studio dell'uomo descritto nei capitoli precedenti conduce a una diagnosi e alla decisione terapeutica, che comporta la prescrizione di rimedi tratti dagli altri regni della natura o di un'attività eseguita dal paziente stesso. Fondamento essenziale per tale ricerca è la conoscenza delle corrispondenze dell'uomo con i regni della natura e con le attività da lui stesso esercitate.
L'indagine antroposofica permette di studiare con esattezza tali corrispondenze e di verificarne la reale portata: esse si fondano, nel caso dei farmaci, sul lungo cammino evolutivo percorso dall'uomo stesso e dagli altri regni della natura. L'antroposofia descrive come, in un lontano periodo dell'evoluzione cosmica, quando vennero posti i fondamenti spirituali per la creazione degli organi interni dell'uomo, nacquero contemporaneamente gli abbozzi spirituali di determinate specie vegetali. La virtù terapeutica di una pianta medicinale deriva dalla sua affinità spirituale di genesi con un organo interno dell'uomo. Qualcosa di analogo si può affermare anche per i rimedi di origine animale e minerale. Da questo punto di vista la somministrazione di un medicamento acquista una dignità e un valore che trascendono il caso singolo, permettendo di riunire quanto si era una volta separato nel corso dell'evoluzione. L'uomo viene posto di nuovo all'inizio della creazione.
I farmaci utilizzati nell'indirizzo terapeutico antroposofico derivano da un rinnovamento delle usuali tecniche di preparazione farmaceutica.
Da un lato, oltre alla classica tecnica omeopatica delle diluizioni successive, vengono usate nuove tecniche di dinamizzazione che sfruttano i processi naturali o la loro imitazione. Per fare un esempio, una di queste tecniche - del tutto caratteristica e peculiare - che riguarda alcuni sali metallici, è quella di far compiere le diluizioni progressive del sale metallico da successivi cicli biologici di piante adatte, usate come 'eccipienti viventi'. Si ottengono così i metalli vegetabilizzati.
Dall'altro lato, le lavorazioni che stanno a monte del processo di dinamizzazione vengono inserite in uno specifico rapporto con determinati processi dell'organismo sano e malato. Esse non vengono quindi viste solo in funzione della tecnica (come ad es. l'uso differente del calore in funzione della solubilità di certe componenti), ma in funzione della necessità precisa per la terapia di portare in modo differenziato le sostanze in relazione ai processi umani.
Alcuni esempi di tali lavorazioni sono l'uso differenziato del calore nelle sue varie forme, dalla digestio fino all'incenerimento; la formazione di specchi metallici; le estrazioni termo-ritmiche per l'ottenimento di tinture vegetali analcoliche; l'allestimento di preparati di sintesi sul modello di diverse piante medicinali, partendo da sostanze minerali inorganiche.
In assenza di un'apposita farmacopea antroposofica, attualmente in corso di studio, tali nuove tecniche sono state finora recepite in gran parte dalla Farmacopea Omeopatica Tedesca.
Altre peculiarità risultano in modo evidente da specifiche modalità di somministrazione dei farmaci. L'indirizzo terapeutico antroposofico prevede, ad esempio, un uso molto differenziato dei vari gradi di diluizione (dinamizzazione), fino alla D30 o D60 al massimo, e delle diverse modalità di somministrazione: per via orale, per via parentale, per via esterna, secondo specifici criteri, legati sostanzialmente alla tripartizione funzionale dell'organismo umano.

 



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