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OMEOPATIA E PLACEBO

L’ipotesi del placebo per spiegare l’effettività delle cure omeopatiche è sempre stata negata dai medici omeopati per motivi di ordine pratico legati alla metodologia clinica da loro adoperata.

Ogni prescrizione omeopatica nasce dalla definizione di un quadro clinico caratteristico individuale in base alla totalità dei sintomi e segni osservati. Il medicinale che corrisponde a tale quadro viene somministrato in dose unica ovvero con un suo ritmo di ripetizione, e prevede il verificarsi di un effetto osservabile neurofenologicamente entro un periodo di tempo prestabilito. L’effetto atteso consiste in una variazione sintomatologica significativa, il che indica il dispiegarsi dell’azione dell’organismo in risposta alla somministrazione. Se una tale reazione non si verifica entro il tempo stabilito, si suppone che il rimedio assunto dal paziente sia stato inefficace e la prescrizione viene cambiata. Se invece la reazione si verifica, essa viene valutata secondo specifici parametri (già Hahnemann ne proponeva 14).

Fra questi parametri c’è anche la valutazione che la reazione avvenuta sia dovuta all’effetto placebo. In questo caso, si considera che il rimedio somministrato non abbia agito, poiché l’effetto è stato soltanto suggestivo; ed il paziente necessita di una diversa prescrizione. Pertanto il medico omeopata contempla positivamente la possibilità che l’effetto delle medicine omeopatiche sia dovuto soltanto ad effetto placebo, perché le sue procedure di valutazione, da sempre, lo prevedono; ma tale effetto non è quello clinico ricercato.

L’ipotesi che l’effetto dell’omeopatia sia interamente ascrivibile all’effetto suggestivo non è pertanto un’ipotesi formulata da addetti ai lavori, ma ab extrinseco della metodologia clinica reale; cioè è un’ipotesi ad hoc. Essa è stata originariamente posta per ovviare alla supposta “implausibilità teorica” dell’effetto biologico delle potenze omeopatiche; ed in effetti la maggior parte degli RCT sull’omeopatia è stata disegnata con lo scopo di dirimere questa ipotesi. Il quadro attuale di questo genere di ricerca sull’omeopatia è cambiato negli ultimi anni poiché si sono accumulate evidenze scientifiche che hanno confutato l’ipotesi del placebo : 1) Le conclusioni delle metanalisi dei migliori studi disponibili da tempo la escludono, 2) gli studi d’efficacia in vitro la escludono; 3) gli studi di efficacia in culture vegetali la escludono; 4) sono oggi disponibili ipotesi scientifiche per spiegare l’effetto dei medicinali omeopatici più plausibili, provenienti dalla nanomedicina, dallo studio fisico dei solventi e dallo studio elettronico dei preparati.

In realtà, fra i ricercatori addetti ai lavori, ormai da qualche anno non si dà più credito all’ipotesi del placebo per spiegare l’effetto dell’omeopatia; ma recentemente questa ipotesi è stata ancora sostenuta in documenti non scientifici.

Considerando che l’ipotesi del placebo avrebbe potuto forse essere esclusa già ab origine se si fosse conosciuta la reale procedura clinica dell’omeopatia, viene da chiedersi se non sia stata eccessivamente frettolosa la ricerca a riguardo sin qui condotta, in quanto non basata sull’osservazione in profondità del fatto reale, ma sulla sua apparenza.



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